Una notte fuori (CAP I)

Si era svegliata di notte e non era più riuscita a prendere sonno. Aveva provato a leggere qualche pagina del libro che aveva sul comodino, ma si era imbattuta nella lunga descrizione di una fattoria nel New Hampshire, che l’aveva annoiata a morte. Ma perché nei thriller c’era spesso una fattoria del New Hampshire?

Chiude il libro e guarda Blues addormentato nella cuccia… Muove ritmicamente la testa a destra e sinistra… “Buffo yorkshire” pensa Betha, e si complimenta con se stessa “Ha scelto il nome giusto per il nuovo arrivato!” Tre giorni prima era stata indecisa, aveva già la sua gatta Kobi, prendersi un cane la preoccupava. Lo vedeva impegnativo. Poi aveva ceduto e come sempre aveva dato retta alla sua amica Selma e aveva lasciato che Blues le invadesse casa.

Guarda la sua e-mail… Solo spam… D’altronde sono le due di notte… Accende la tv e inizia a fare zapping… non trova nulla d’interessante. Torna a letto… cambia più volte posizione… E poi decide… Passeggiata! Si veste in fretta ed è subito… St. Mark Pl.

Cammina sul marciapiede, con un’andatura stranamente lenta per lei. In quel venerdì sera, le strade sono silenziose, la gente ha iniziato a uscire dagli ultimi locali, quelli che tirano avanti fino a tarda notte. E’ uscita solo con le chiavi di casa e $20 in tasca… Vuole prendere aria in quel fine luglio afoso, arrivare fino alla bakery aperta tutta la notte, mangiarsi un azuki croissant o una fetta di green tea tiramisu e poi tornarsene a casa.

Sta davanti alla libreria quando una signora la ferma. “Le è caduto questo!” E le mostra una collana con un pendente indiano. piume e ossi. Betha istintivamente lo sfiora con la mano, poi si allontana mentre continua a guardarlo “Non è mio”. La signora dai pantaloni larghi di lino marrone, la maglia nera che le ricade sulle braccia e un foulard in tinta con i pantaloni,ora le sta fissando il collo scoperto dalla maglia a V “E’ più adatto a una ragazza che a una signora… Lo prenda!” Betha è a disagio. Lo afferra solo perchè la signora non ci resti male. Glielo ha offerto in un modo che non lo poteva rifiutare. Ancora qualche passo e arriva alla bakery. Prima di entrare lascia la collana appesa alla ringhiera di una scala esterna, che sale fino a un’abitazione. In quel negozio sono sempre gentili, stanotte le regalano anche due macarons. Uscita di lì e girato l’angolo, vede ondeggiare davanti ai suoi occhi il pendente indiano. Per un attimo crede che sia la sua immaginazione, invece poi mette a fuoco anche la signora che lo tiene in mano.

Praga (CAP IV)

Percorrono quelle strade velocemente. Scarlett cerca di evitare le pozzanghere di sangue, di schivare quei fiotti che provengono da tutte le direzioni, ma poi inizia a piovere e naturalmente piove sangue.
Per Sloan piovono ossa, ha paura di essere colpito. Cerca di ripararsi con il mantello, di riparare anche Scarlett.
Finalmente l’hotel. Davanti alla loro stanza tirano fuori una chiave… fatta di ossa… insanguinata.
E la stanza è immersa in un mare rosso in tempesta che forma onde di sangue… Ogni cosa è immersa in quel plasma… Scarlett non ha idea neppure di dove stia il letto, è solo un onda che s’infrange contro di lei e la travolge. Chiude gli occhi.
Il letto, il lampadario, l’armadio, le pareti e il soffitto sono di ossa… che iniziano a tremare. I mobili si disfano, il soffitto cede e Sloan sente tutte le ossa cadergli addosso. Chiude gli occhi.
Scocca l’una di notte. Ancora si festeggia nelle strade al centro di Praga. E fra zombie, streghe e orchi, camminano due anziani che si tengono per mano in silenzio e fendono la folla.
Sloan è il primo a riaprire gli occhi… Non ha il coraggio di guardare, fissa il pavimento. Scarlett invece vuole avere immediatamente conferma che l’incubo sia finito, alza la testa e apre gli occhi di scatto. Il letto è al suo posto, l’armadio, le pareti sono tornate ad essere bianche.
Sloan è arrabbiato con se stesso, non riesce a capire come abbia potuto immaginare tutte quelle scene orrende, non sa darne una spiegazione scientifica e questo lo terrorizza, ma ora è tutto al suo posto.
“Vado a lavarmi i denti” dice Scarlett mentre si slaccia una scarpa. I suoi piedi sono pieni di vesciche e il dolore è tornato.
“Dopo mi faccio una doccia” esclama Sloan mentre si leva il mantello.
I due anziani sono all’ingresso del cimitero ebraico. Lo attraversano camminando fra le lapidi. Poi si guardano e si sorridono.
“Che noiosi quei corpi, vero, Perl?”
“Noiossissimi, Rabbi! Speriamo solo che si siano divertiti con le nostre visioni”
E la mano del rabbino va a combaciare con quella della moglie, in quella tomba che li accoglie conservandone la memoria.

E voi avete già deciso in quale corpo trascorrerete la notte di Halloween?

Praga (CAP III)

Sembra che il dolore ai piedi si sia calmato, Scarlett si sente più leggera. A Sloan quella città invece è diventata famigliare, come se ci avesse vissuto, anche se alcuni punti di riferimento gli sembrano non esserci più. Molte case le trova “diverse, nuove”. Ma è la prima volta che viene a Praga, non le ha mai viste. Sloan ha un flash intenso, di pochi secondi. Davanti ai suoi occhi passano ossa. Poi si gira verso Scarlett e la vede ferma davanti a un edificio. Il museo dei bambini di Terezin. L’anticamera della morte. Di nuovo ossa, davanti agli occhi di Sloan.
“Domani ci dobbiamo venire qui” dice Scarlett con tono addolorato, il più adatto all’edificio che sta guardando… Scarlett è il luogo comune dei toni di voce…
Poco più avanti l’orologio con le lancette che girano in senso antiorario… come le vite dei bambini di Terezin… Ossa… Le lancette sono ossa, l’intero orologio è di ossa per Sloan.
Escono dal quartiere ebraico ed è di nuovo… Halloween! Scheletri… ovunque si posi lo sguardo di Sloan ci sono scheletri. Mentre Scarlett vede un ragazzo che addenta un panino… da quel pane sgorga sangue. Ossa, scheletri ovunque e un ragazzo che morde un teschio.
Restano in silenzio, si aggrappano l’una all’altro, ma non osano parlare di quello che scorre nelle loro menti. Sono annientati dall’orrore, ma non hanno il coraggio di rivelarselo.
“Andiamo in albergo, Sloan?”
“Sì, sono stanco anch’io”
Sangue ovunque, rivoli e rivoli di rosso che avvolgono l’intera città, le persone che ci ballano in mezzo. Le sedie dei locali sono di ossa, le borse delle donne, i palazzi. Una città di ossa.

Praga (CAP II)

Ma è nella città ebraica che i fantasmi diventano “hardcore”. E’ qui che si incontra l’ ”Ebrea Strangolatrice” che si innamorò del Monaco Anselmo. Per comodità aveva anche un corridoio segreto che dalla sua abitazione la conduceva direttamente alla cripta del monastero luogo di incontro dei due amanti. Poi l’Abate li scoprì e Anselmo fu trasferito. La fanciulla impazzì e continuò a tornare nella cripta, fin quando l’Abate “misericordioso e compassionevole” scese per placare il suo animo. E fu lì che fu strangolato dall’ebrea. E’ qui che la mente di Sloan inizia a costruire fantasie fino a ad avere una visione da “Impero dei Sensi” tra l’Abate e la ragazza . Scoppia a ridere. Scarlett gli lancia un’occhiataccia, ha capito al volo, ma si tratta pur sempre di un Abate… un po’ di rispetto, Sloan!
E poi c’è l’ ”Ebrea Danzante”… Un fantasma davvero pericoloso! Il suo lavoro si svolgeva nel palazzo di Kučera in via Ozerova. Si diceva che fosse la migliore tra le dieci prostitute. Un giorno arrivò un uomo vestito di nero e con il cappuccio rosso e iniziò a frustare tutte le ragazze. Lei sopportò le frustate e fu condannata a danzare fino al giorno del giudizio.
Sloan è già dentro a “Tokio decadence”.
Il fastidio dei tacchi a spillo si è trasformato in dolore ed è diventato insopportabile per Scarlett.
“Se non mi porti via svengo!”
Sloan ringrazia la fabbrica di scarpe, mentre si chiede se quei tacchi potrebbero essere esposti nel museo delle torture.
Si avviano fra le sinuose stradine di Josefov. Gli edifici sembrano affondare nella terra, quasi avessero le radici profonde come alberi, che hanno permesso loro, nel corso dei secoli ,di resistere alla povertà, alle epidemie e alle infestazioni.
Da un vicolo esce una coppia di anziani. Si avvicinano a Scarlett e Sloan quasi fino a toccarli ed è in quell’istante che arriva una ventata gelida sui corpi dei due ragazzi, che continuano a camminare in quel buio, dove arrivano attutite anche le grida della festa che ancora si celebra poche strade più in là.

Praga (CAP I)

Il mistero a Praga è un luogo comune. Te lo vendono nel bagel la mattina con la crema di formaggio. Sloan aveva provato a spiegarglielo, ma Scarlett aveva ripetuto “Halloween a Praga!” e poi si era persa nel web fra le offerte low cost alla ricerca di un “pacchetto demoniaco”!
31 ottobre. Non esiste più il genere umano a Praga, nelle strade si incontrano solo streghe, vampiri e mostri di ogni genere e tipo. Staroměstské náměstí sembra inarrivabile. Il delirio collettivo è iniziato, le strade sono state invase. Sloan, avvolto nel suo mantello draculeo, si chiede se possa esistere una formula alchemica per la distruzione del turismo di massa. Gli basterebbe anche scomparire e  prova a inspirare molto profondamente, in fondo se  Rabbi Lőw aveva dato vita al golem con un soffio, lui può benissimo evaporare con l’operazione inversa. Ma non funziona.
E’ sempre lì tra spinte e pestate di piedi, tra l’odore del guláš e la birra a fiumi. Un posto magico!
Finalmente la piazza della città vecchia. Una strega li attende con la bacchetta in mano fluorescente per svelar loro i segreti millenari sepolti in quelle mura. “Vítejte” è il loro benvenuto. I piedi di Scarlett hanno già iniziato a lamentarsi, i tacchi a spillo non sono stati un’ottima idea. E poi dove si è mai vista una diavolessa in tacchi? E’ la dannazione del calzolaio che deve risuolarli per le fiamme? I trenta condannati del tour organizzato sono affamati di brividi e orrori… Un plotone che osanna il truculento, che sfiora il trash  e si commuove sulle origini di Praga e sulla principessa slava Libuše, che ne profetizzò la nascita. Un copione ben recitato! Scarlett nonostante il mal di piedi continua ad essere entusiasta, soprattutto si appassiona alla storia del Turco che trascina dietro di sé la testa tagliata della sua ex-amante. Il fascino dell’oriente colpisce a morte…

Deadwood (CAP IV)

Mason finalmente si scuote. E’ stato quel secondo tonfo a farlo tornare in “vita”. Si alza raggiunge Josh, Abby, il gruppo… E poi inizia a girare tutto intorno, un buio che gira e lo risbatte a terra, sudato, ansimante, terrorizzato.

Fuori i soccorritori si sono fermati. Quelle rocce sono friabili. Devono puntellare. Sarà una corsa contro il tempo.

Agnes e Abby. Quasi due gemelle. “Alle elementari non mangiavamo il pomodoro” Agnes ha bisogno di parlare e non importa se sono appena venti minuti che conosce Spencer. Le sue parole sono come quelle pietre che devono essere rimosse. “Non li abbiamo mangiati neppure al campeggio… pensavamo che fossero a base di sangue!”  sorride “Adesso non ci piacciono perché spesso sono acidi”
Intanto arriva anche Nolan, non ha resistito al locale. L’ha accompagnato il barista.
“Dobbiamo fare domanda al Presentation College… scienze infermieristiche… c’è il campus club… ci prendiamo una casa lì… ci troviamo un lavoro… abbiamo un sacco da fare quest’anno…”
Spencer l’abbraccia, la crisi di Agnes è arrivata. “Cazzo! Devi uscire di lì… cazzo Abby, esci di lì” lo grida, senza capire neppure quello che accade attorno.
Non sente neppure che c’è stato un tonfo, più forte del precedente.
Sono tutti a terra. Corpi ammucchiati nel buio. Sembrava che il mondo crollasse, invece sono ancora lì, meno spazio prima, meno aria, ma ora sanno che c’è qualcuno li fuori.

Ci vuole concentrazione e capacità, è come un domino… quell’halloween è diventata una notte fredda, cupa, immota… spiccano i camici dei medici, il suv del Dott Gorton, le tute dei pompieri… Ma sembra che non ci sia vita… E’ come un film al rallentatore o almeno questo è quello che sta passando davanti agli occhi di Nolan. E’ come quella notte di sei anni fa… Lui si sveglia nel cuore della notte e sua moglie non c’è… un biglietto… poche righe per sapere che lei lo aveva sempre saputo… Nolan e Grace… la cameriera che per anni aveva servito hai tavoli del suo locale… era stata in silenzio per anni… aveva aspettato che i figli crescessero… e poi era andata via nel silenzio…
Ogni volta che succedeva qualcosa nella vita di Nolan era in silenzio!

Sudore… Nero… Roccia… Josh cercava parole nella sua testa… Non doveva crollare… l’aria c’era… l’aveva appena detto il farmacista… c’è ancora aria, niente panico… non c’era più la forza per il panico… non c’era più forza per respirare.

E poi mancava il nucleo centrale. Il masso più pericoloso da rimuovere… O 1 o 0 come nei computer. O vita o morte. Non sempre esistono le sfumature. Si fermò il mondo… Solo quegli uomini, la gru e il masso…

ARIA.

Aria la sentirono. Era fredda, pungente sul loro sudore. Era vita.

Ormai fuori si guardarono… Erano lì… ed erano tutti… vivi nella notte dei morti!

Deadwood (CAP III)

Mason si è sentito le gambe tremare e poi si è ritrovato a terra. Ancora non riesce a capire cosa sia accaduto… Ha la sensazione di morte addosso… Di terrore…
Qualcosa si muove nel buio… una luce che trema sulle pareti… E’ Abby che cammina… Nel silenzio… Nel panico… In quel cunicolo che è asfissiante…

Spencer, il leader della band sale in auto con Agnes, tornano alla miniera… Nella cittadina la notizia si è diffusa, sono molti a prendere l’auto e correre sul posto.

“Josh…. Josh…” è un sibilo la voce di Abby, ha paura di provocare altri crolli… questo lo sa… a scuola se ne è parlato… hanno fatto delle esercitazioni…
Josh trova la forza di prendere la torcia e di mandarle un messaggio di luce…
Sono pochi passi… Questo continua a risuonare nella testa di Abby… Pochi passi e poi… Inciampa… Si appoggia a una delle pareti, le cade di mano la torcia… cade lei.
Finalmente Josh si muove, va a vedere cosa è successo… dietro di lui, le persone in silenzio.

E’ un grande suv il primo ad arrivare alla miniera… è quello del Dott Gorton… scende con una lampada elettrica e illumina l’ingresso della miniera… SBARRATO!

Abby sta bene, solo un graffio su una mano… Josh l’abbraccia e le sussurra “Che situazione del cazzo!” e inizia a ridere istericamente. Anche lei ride… Poi piange… Poi ride di nuovo.

Mason è ancora dietro la sua roccia… ha sentito dei rumori, dei suoni… degli echi… ma la sua mente è altrove… Lui che gioca con il fratello mentre il padre li saluta ed esce… è l’ultima volta che lo hanno visto… infarto alla guida.

Quando Agnes arriva insieme a Spencer, le auto fuori dalla miniera sono molte… tanti i cellulari che cercano di chiamare… Ma tutto sembra bloccato dalle pietre davanti all’ingresso.

Tra le persone intrappolate nella miniera c’è anche il farmacista. Ed è lui che cerca di allentare la tensione raccontando qualche amenità sulla città… Cerca con le sue storie di distrarre dall’incombente pensiero della morte… E così la sua memoria ritrova i personaggi illustri che vissero in quella città… Al Swearengen, il malvagio proprietario del Gem Theater, dove scorrevano fiumi di alcol, sesso e gioco d’azzardo…
 Il Reverendo Henry Weston Smith che si prendeva cura delle vittime della peste ed officia ai funerali cittadini… La signora Moustache, un’abile giocatrice che soggiornò in città per poi trasferirsi in California e aprire un casinò… Intanto i minuti passano… Una donna sviene… è Abby a ricordarsi di aver portato una bottiglietta d’acqua… la trova al buio tra due rocce… gliela mette in fronte e sui polsi e la signora riprende conoscenza…

I soccorritori sono appena arrivati. Studiano la situazione, parlano con la centrale… Poi iniziano a rimuovere le prime pietre.

Un altro rumore… Silenzio generale…

Deadwood (CAP II)

Intorno alle 19.00 del 31 ottobre Josh, vestito da minatore, guida il gruppo di circa trenta persone all’interno della miniera. Mason e Abby sono già nascosti in due degli anfratti più bui, truccati con cicatrici e sangue e pronti a spaventare i visitatori.
Proprio prima dell’ingresso Agnes, un’amica di Abby, non vuole entrare… Josh prova a convincerla, quell’imprevisto rischia di mandare a monte tutta l’operazione. Ma lei è irremovibile… Josh ci scherza per paura di altre defezioni “Gli spiriti della paura si sono già impossessati di lei… meglio entrare prima di caderne vittime anche noi!”
Appena dentro il buio cala davanti ai loro occhi, mentre Josh accende una torcia.
Nolan intanto è nel locale a sistemare gli ultimi dettagli, mentre arriva la band per fare le prove. Pezzi country, si era raccomandato Josh e loro non vogliono deluderlo e hanno preparato un repertorio che va dal bluegrass al western swing. Ce ne è per tutti i gusti.

BOATO… CROLLO.

Nel locale si amplificano le note di “When They Let the Hammer Fall” de “The Delmore Brothers”.
Josh pensa di averlo immaginato. E’ stato un suono cupo, come lo doveva essere ai tempi della corsa all’oro quello della dinamite che scoppiava per questi cunicoli.
Silenzio. Tutti sanno perfettamente cosa è avvenuto, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Trenta statue che non hanno il coraggio di muovere un solo muscolo.
Agnes è in macchina, ancora troppo vicino alla miniera per non sentire il crollo. Frena sulla strada sterrata. Non sa se tornare indietro o andare in città… Passano alcuni secondi… Spinge sull’acceleratore e si dirige in città.
Josh, dentro la miniera, non si può permettere di perdere il sangue freddo. Lui li ha portati li sotto e lui li tirerà fuori… Mentre se lo ripete sente solo il terrore assalirlo… La torcia gli cade dalle mani e lui capisce che sta crollando…

“Together Again” de “The Blue Sky Boys” suona al Saloon.
L’auto di Agnes è in vista delle prime luci della città.

Abby, appena ha udito il tonfo, ha avuto un flash. Lei chiusa in un armadio e il fratello che rideva fuori. Spingeva, Spingeva con tutte le sue forze… ma le ante rimanevano serrate. Le era durato un anno l’incubo di quei pochi minuti, prima che i genitori scoprissero cosa fosse accaduto e la liberassero dall’armadio. Ora come allora il respiro che si spezza e l’incapacità di urlare.

La band è al bancone, si sta bevendo una birra offerta da Nolan. Intanto scambiano quattro chiacchiere, scherzano sul loro ultimo concerto, su un palco in cui erano stretti come sardine in una scatola. Agnes parcheggia davanti al locale, esce dall’auto senza chiudere lo sportello e  si precipita nel locale.
“C’è stato un crollo… il crollo alla miniera”
A Nolan il cuore si ferma per un attimo. Non sente più il battito… Poi sente esplodere una serie di martellate nel petto. Afferra il telefono… ma quei tre tasti del 911 non li riesce proprio a comporre… è uno dei ragazzi della band che li chiama…
Le indicazioni sono confuse… è una vecchia miniera… Appena fuori città… Ci si arriva per una strada sterrata in salita…

Deadwood (CAP I)

Gli affari andavano male, il turismo era calato negli ultimi due anni. A nessuno interessava più la storia di Wild Bill. Ormai chiunque poteva cliccare e avere la sua storia fra le mani. Il genere western poi non era la gallina dalle uova d’oro di Hollywood. Ormai a succhiare i cuori e i portafogli dei turisti erano i vampiri o i maghi.
Anche l’interesse per le terre indiane era in calo, era passato da un pezzo il 1987 e i primi anni ’90, quando la new age aveva riportato il turismo nei luoghi dei nativi americani. Ora era l’era del geeky travellers… E chi aveva più voglia di andare a Deadwood?
Così la famiglia Simkin che gestiva un saloon in città era stata messa al tappeto. Josh era il maggiore dei figli e da sempre aveva mostrato fiuto per gli affari. Suo padre Nolan spesso aveva sostenuto le sue idee, ma stavolta l’idea del ragazzo era veramente bizzarra.
Voleva sostituire la classica serata di halloween “Wild Bill senza limiti”, con una corsa all’oro. Già immaginava uomini e donne nella vecchia miniera abbandonata che si affannavano alla ricerca delle pepite. Si sarebbe rotto con la tradizione… Quell’anno non ci sarebbe stata nessuna partita di poker con il leggendario fantasma di Bill. Mason, il fratello di Nolan, avrebbe riposto nell’armadio la parrucca che indossava ogni volta che si trasformava nel mitico pistolero. Invece avrebbe fatto il spettro di un minatore. Il buio della miniera avrebbe fatto da sfondo per uno dei più agghiaccianti mistery tour.
Neppure la sorella di Josh, Abby, sarebbe rimasta disoccupata… Lasciati i panni di Calamity Jane avrebbe indossato quelli di un fantasma della miniera… una specie di guida spirituale che avrebbe lanciato, di volta in volta gli indizi utili per trovare l’oro.
La serata si sarebbe conclusa al locale tra birra e whiskey, aspettando i fuochi d’artificio. E a mezzanotte non sarebbero arrivati i banditi a inscenare una rapina, ma un corteo di bambini che chiedevano i dolci. Non ci sarebbe stata la classica sparatoria tra Wild Bill e i cattivi di turno, ma piuttosto danze e musica fino a tarda notte.
Nolan era stato indeciso per molto tempo, ci era affezionato a quella tradizione, dove halloween diventava quasi un’appendice del festival estivo, quando per una settimana la città si trasformava veramente nel vecchio caro west… Ma dovevano uscire dalla crisi e quindi aveva ceduto all’idea del figlio.
Appena pubblicizzato l’evento su internet le prenotazioni iniziarono ad arrivare. Ancora una volta la mossa di Josh era stata vincente.

Cypress Hill (Cap IV)

Ma la voce di Thalia è profonda, quasi primordiale “Adesso sono completa! Riprendimi! Sono completa!”, poi una voce diversa qualcosa, di ancora più arcaico parla per bocca di Thalia “No, stupida, non si tratta dell’orecchino, non posso riprenderti!”
Thalia apre gli occhi, crolla sulle ginocchia e inizia a piangere.
“E prima ho ritrovato la borsa, poi la scarpa sinistra, poi la sciarpa… sono anni… anni!”
Clay  è tra il divertito e lo sconvolto. Non sa più che pensare. E fa la domanda più banale del mondo, ma che fino a quel momento non gli era venuta in mente “Chi sei?”
“Thalia Andelson-Krovitovich, sono morta anni fa alla banchina di Cypress St.” e gli mostra un articolo che tiene nella borsetta. La foto sul giornale è proprio quella di Thalia, ma Clay ancora non ci crede. Oggi con un computer si può fare una copia esatta di un articolo di giornale… oppure Thalia è la gemella della ragazza morta.
“Non ci credi vero? Sono un fantasma! Ma di là non mi accettano. Così resto a vagare qui, dentro al mio vecchio corpo fin quando non avrò capito cosa mi manca!”
“Quindi non sei morta quando ti ho spinto sotto la metro perché eri già morta?”
“Esatto. Mi hanno ucciso perché mio padre aveva fatto uno sgarbo a un mafioso… lui aveva i suoi traffici, si era voluto espandere… e chi c’ha rimesso sono stata io!”
Clay è perplesso, ma quel nome ora gli ricorda davvero una famiglia potente, una di quelle che anni fa contavano.
E comunque quella ragazza, pazza  o morta che sia, lo attrae. Si china verso di lei e la aiuta ad alzarsi.
Lei si asciuga le lacrime e con tono supplichevole gli chiede “Tu vedi qualcosa che mi manca?”
Lui ci pensa su “Secondo me sei perfetta!”
“Non è vero… Che mi manca? Che mi manca?” continua a ripetersi Thalia.
Clay non ce la fa più a sentire quel pianto angosciato… E’ sconvolto, incredulo e vuole una prova   che Thalia sia proprio un fantasma. E’ un attimo… E subito la bacia!
Quando le loro labbra si toccano, Thalia ha un’emozione fortissima come non le era mia capitato. Si sente attraversata da un’energia e da una forza che la fa sentire finalmente completa. In quell’istante scompare ed è come se non fosse mai stata lì.
Due giorni dopo sul giornale c’è la notizia di un ragazzo travolto dalla metro a Cypress St. Clay Spinoza, era un poco di buono, noto alla polizia per piccoli furti e riciclaggio di gioielli rubati. Ma non meritava una  simile fine, dicono tutti. E’ stato un suicidio o qualcuno lo ha spinto?
E’ di nuovo notte a Jamaica Ave. Alla fermata di Cypress St.,  Clay e Thalia sono saliti in metro e stanno decidendo dove andare. New York di notte è piena di sorprese!