Shanghai tunnels

Un altro rigido gennaio a Portland. Da pochi giorni è il 1905 ed Everett McFordhan è in cerca del suo primo lavoro. E’ andato giù al porto, ma un ragazzino come lui, così magrolino, proprio non serve. Poi ha provato in una locanda, ma anche lì vogliono personale robusto per le valigie. Entra in una panetteria. Il proprietario, d’origine tedesca, un po’ burbero, lo prende in simpatia.
E’ l’alba di  una domenica mattina. Everett, appena uscito dal forno, rimane folgorato.
Bruna, con la pelle chiara e due occhi celesti, che scrutano il mondo con vivacità. E’ con una signora più grande, sicuramente la madre e si dirigono verso la Chiesa nuova.
Lui resta a guardarle fin quando non scompaiono nell’entrata.
Sulla via principale lo ferma un uomo ben vestito con la scusa di chiedergli indicazioni su una strada. Everett è molto dettagliato e sta per andare via quando l’uomo lo richiama. Dice di chiamarsi Charles, di avere un’attività e gli offre il doppio della paga che prende ora. A Everett quell’uomo non piace, ma di quei soldi ha bisogno. Ha due sorelle più piccole e la paga del padre non basta alla famiglia.
“Sono un mucchio di soldi” dice Everett.
“Penso che ne valga la pena, sei un ragazzo sveglio!” poi dopo una pausa gli sussurra “Trovati stasera alle 9.00 sulla 3th St., davanti alla Gill Company”.
“Che lavoro è?”
L’uomo se ne va e lascia Everett tutto il giorno a farsi domande. Alle 7.00 p.m.  si sta avviando verso la panetteria. Lungo la strada la vede di nuovo, sempre lei la ragazza dalla carnagione chiarissima, mentre cammina gli sembra una S che s’insinua tra le persone. Insieme a lei c’è una ragazza più grande, forse la sorella. Stanno parlando e si fermano a guardare le vetrine dei negozi.
Everett decide di seguirle, si dimentica completamente di andare al lavoro.
Sono diverse dalle altre ragazze, più disinvolte, sicure. A quell’ora è difficile trovare ragazze sole in giro per la città. Giocano tra loro, sulla Pine St., si strattonano per contendersi uno scialle e urtano una coppia. Si scusano e ridendo corrono via. Everett non è stato pronto ad accelerare il passo e le perde. In quell’attimo torna alla ragione. E’ tardi per andare in panetteria e ancora presto per andare sulla 3th St. Fa un giro fra le strade del centro. Le famiglie sono scomparse dalle strade e al loro posto c’è un pullulare di gruppetti di uomini, alcuni vestiti come Everett, con pantaloni da lavoro e le scarpe sformate, altri in giacca e cravatta, ma tutti gesticolano allo stesso modo, parlano a bassa voce e si guardano attorno sospettosi. Everett entra in contatto con un’atmosfera della città che non conosce, che neanche ha mai immaginato che esistesse.
Non sa spiegare cosa sia cambiato in pochi minuti, ma si respira un’aria di cospirazioni e piccoli traffici. Guarda le facce delle persone e molti hanno i segni del mare impressi sul volto e la pelle indurita dal sole.
E’ ora. Deve andare, anche se qualcosa lo frena. Fa gli ultimi passi verso la 3th St. sperando che non venga nessuno. Pensa ai soldi che guadagnerà… E’ molto più di quello che porta a casa suo padre e con gli occhi di un bambino che sogna, immagina una bella casa, senza l’umidità che trasuda dalle pareti, i vestiti per le sorelle, la carne in tavola e i dolci la domenica.
Davanti a lui vede un altro ragazzo, più o meno della sua età che passeggia avanti e indietro, anche lui ha l’aria di aspettare qualcuno. E quel qualcuno arriva. E’ un uomo basso, tozzo e con il naso rincagnato. Li guarda e li esamina a fondo prima di dire “Andiamo!”
L’altro ragazzo segue subito l’uomo, Everett rimane lì… Gli sono tornati tutti i dubbi come fantasmi di un incubo!
L’uomo mentre continua a camminare, guarda dietro di se con la coda dell’occhio e poi gli grida “Scricciolo, muoviti!”
La voce è così imperativa che non può sottrarsi. Everett ancora non lo sa, ma per lui è iniziato il viaggio negli Shanghai Tunnels.
Dopo dieci giorni, pensa che non c’è orrore che non conosca. Invece ne scopre sempre uno nuovo. Lì sotto succede di tutto. Sopra c’è l’America, sotto il traffico umano.
Ogni notte devono portare in quei cuniculi almeno sei o sette persone.  Approfittano degli ubriachi. Che siano agricoltori, immigrati cinesi o soldati poco importa, basta trovarli e imbarcarli come schiavi su navi dirette a Shanghai. Ci vuole una certa destrezza per fare quel lavoro… E in pochi giorni Everett, ormai per tutti Scricciolo, sa già  individuare le persone giuste tra gente che ogni sera affolla i pub e le taverne. Di solito li trova già ubriachi fradici. A volte, invece, bisogna offrirgli ancora da bere, poi allontanarli dagli occhi indiscreti degli altri avventori, magari con la scusa di riaccompagnarli a casa, o di portarli in un’altra taverna dove è migliore la birra e il whisky più invecchiato. A quel punto è facile per lui accompagnarli vicino a una delle tante botole disseminate tra i retrobottega dei locali o negli angoli bui della città e spedirli nel labirintico inferno dei sotterranei. Lì ci sono le celle in cui vengono rinchiusi i futuri schiavi, drogati fin quando la nave non parte.
Everett finisce di lavorare solo quando ha recapitato almeno “due pacchi” giornalieri.
Quel giovedì sono le 2 di notte. Passeggia tranquillo per le strade di Portland perché ormai conosce tutti quelli che incontrava: biscazzieri, papponi, ladri. Tutto il marcio della società, che contribuisce anch’esso, a realizzare il sogno americano.
E’ già passato un anno, Everett ha guadagnato quello che serve per cambiar casa.
Va tutte le domeniche a messa. Ha scoperto che il nome di quella S, sibilante fra i marciapiedi di Portland, è Nina. Ci ha parlato una volta, quando all’uscita della chiesa le è caduto un guanto e lui lo ha raccolto.
E’ anche per Nina che ora vuole cambiare vita. Ha sopportato per troppo tempo il buio di quei tunnels, le grida che ribalzano da un muro all’altro, gli echi disperati di uomini che si risvegliano imprigionati dentro gabbie per polli. Ha chiesto di vedere il capo, quello che lo ha assunto. Stasera gli dirà “Mi tiro fuori!” poi si girerà e se ne andrà, anche se gli rimarrà per sempre impressa l’altra faccia della città.
L’incontro è nel bar dei sotterranei, hanno un tavolo in un angolo riservato. Quando Everett arriva Charles è già a metà del suo whisky… Everett si siede, non ha voglia di bere stasera, non deve farsi coraggio per affrontare una notte di lavoro, deve solo salutare e andar via.
E’ Charles che gli ruba la parola “Mi hanno detto che vuoi cambiar aria…” e scoppia in una risata fragorosa, poi riprende fiato ed esclama “pensa che s’inventa la gente… ma tu lo sai…  qui, chi ci prova lo s’imbarca e non si rivede più”
La bocca di Everett  si secca all’improvviso e ordina un whisky. Ancor prima di bere  il primo sorso, Charles si alza dalla sedia “Mi ha fatto piacere rivederti!” e si allontana velocemente.
I mesi passano, uno dopo l’altro e per Everett, ogni giorno la vita diventa più dura. Non sopporta più i miasmi, la disperazione umana, il dolore… Ogni attimo sente fissarsi nella mente un frammento in più di quell’umanità degradata… Non gli importa più nulla della nuova casa, delle sue scarpe eleganti o dei vestiti delle sorelle… E se non fosse per Nina non gli importerebbe più nemmeno vivere.
A casa ha detto che ha un buon lavoro giù al porto, che lo pagano molto perché lavora di notte e deve controllare le merci in entrata e in uscita… il padre non ci ha creduto, glielo ha letto negli occhi… ma è restato in silenzio… non ci sono alternative e  continua a mangiare le patate.
E’ arrivata l’estate.  Di navi pronte a salpare per l’oriente ce ne sono molte, di uomini meno. Everett è sotto pressione da settimane. Il lavoro si è fatto più difficile, di quelle sparizioni se ne comincia a parlare in giro e anche gli ubriachi si sono fatti più furbi. Nessuno beve più da solo, si va almeno in tre o quattro e di solito c’è sempre uno a cui l’alcool fa meno effetto.
Sono le 11 di notte un giovedì di fine febbraio. Everett scende nei sotterranei, trova Lou, l’uomo che gli aveva fatto da guida i primi tempi e scoppia: “Basta così!”
Si gira e se ne va. Passano due ore, lui viene ripreso, accompagnato nei sotterranei e portato davanti a una cella.
Suo padre è lì, drogato al punto che non lo riconosce.
Le quindici ore seguenti per Everett non hanno nessuna progressione temporale.
Rinchiuso in una cella viene tenuto lì fin quando la prima nave non è pronta a partire e assiste inerme all’imbarco del padre.
Torna a casa una settimana dopo, non sa come guardare in faccia la madre e le sorelle… Nessuno chiede nulla, ma è come se tutti sapessero.
Da quel giorno Everett lavora come un “automa ante litteram”… Quattro, a volte anche cinque uomini per sera… è crudele e spietato… spezza dita, rompe mandibole, pesta i piedi delle sue vittime… Non sono più uomini, ma ossa di immigrati, tendini di contadini e  ritratti della povertà.
Ha smesso di andare a messa, ha smesso di vedere Nina. A lui basta il suo mondo, lei restasse nel suo con i merletti e i modelli francesi.

E’ quasi il 1920. Il proibizionismo attacca duramente la città di Portland e in poco tempo dilaga una nuova criminalità. Everett ha 28 anni, si è trasferito in una casa del centro, lo Shanghaiing non frutta più nulla. Ora il traffico si fa sugli alcoolici, il gioco d’azzardo e la prostituzione. Lui ha il suo gruppo… gente che lavora per lui e che neppure conosce…
Charles è morto, Lou sta steso in un letto… Quella generazione è passata. Anche per Everett il tempo si è fermato a quel maledetto giovedì di fine febbraio.
Non ci sono più urla straziate. Ora lì, in quei tunnels c’è la vita, o un surrogato.. si gioca, ci si ubriaca, si porta a letto la puttana di turno… Una in particolare è sulle labbra di tutti… Si chiama  Emerald .. Ci sono uomini che spendono l’intera paga, per  lei… dicono che sia una bionda da paura! A lui non interessa… non l’ha mai vista…ma poi una vale l’altra!
Le stagioni si susseguono, Everett fra pochi giorni compirà trent’anni, vuole una festa particolare… ci sarà anche il Sindaco della città, perché lui ormai è un famoso imprenditore… Ufficialmente è a capo di una delle più grandi aziende di import/export… Non sa più che desiderare perché ogni cosa è già sua ancor prima di chiederla. Meno Nina che non avrà mai… Perchè non si libererà più di quei sotterranei… Ormai lì sotto ci sono cosche mafiose, famiglie, spartizioni… Tutto ha un equilibrio ed Everett è parte di esso.
Arrivano i suoi 30 e naturalmente a una festa così non può mancare Emerald… E  anche l’ultimo ricordo “pulito” esplode nella testa di Everett. Emerald è Nina… Di una bellezza travolgente, ossigenata, fosforescente e incastonata in quel labirinto di tunnels sotterranei.
Lui cerca disperatamente di strapparla a quel mondo… Passano sei mesi e non ci riesce… Le regole della criminalità sono ferree… Poi, all’improvviso, un giorno spariscono… Si dice che sono scappati sulla prima una nave in partenza, ferma alla banchina… Sarà vero?

Ne sono passate d’onde infrante su quella banchina e di Everett e della sua storia oggi nessuno ha più memoria…. Gli Shanghai Tunnels sono diventati un’attrazione turistica. Da mercato di traffico umano, a tour di massa. Trenta persone in fila dietro una guida, che racconta, come se fosse uno showbiz, i vizi e la criminalità di quei tempi.
Che penserebbe oggi Everett, lui che in quei sotterranei ci è vissuto, del “Ghost Tour di Halloween”?  Dai Everett, unisciti alla tua festa!

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