Wetlands

Era fermo sul ponte, sudato dopo la corsa. Era tardi, venticinque minuti dopo. Colpa del fratello… E sua che lo stava a sentire. Colpa o destino. Ora è fermo lì, gli occhi puntati sul Tamigi, in realtà immobili sul nulla, occhi di una statua di marmo.
Prima di una settimana non avrebbe rivisto quella gonna larga, la cinta di corda, i sandali infradito e la camicia di tela grezza con i motivi orientali. Quella faccia segnata dal tempo di una “signora” ancora ragazza, che sembrava uscita da un video anni ’60 di youtube.
L’aveva “incrociata” sei mesi prima, quando aveva deciso di chiudere con il suo gruppo. Loro facevano musica pop e lui amava il beat, anzi il Merseybeat. Ma non era nato a Liverpool, lui era di Barnes. E se nel suo gruppo c’era un George, certo non era Harrison. Dove era nato lui il mito era Mercury e le sonorità glam rock, invece la vita era “borghese”, troppo nei binari… famiglie perfette, indifferenza totale negli sguardi e la maschera dell’apparire.
Tutto era un po’ eccessivo, c’erano i giovani che prima si ribellavano, ma poi a vent’anni andavano al college e tornavano con la laurea in legge, dritti nello studio di avvocato del padre. C’erano le ragazze dalle gambe slanciate, le facce levigate, e i vestiti firmati, che dopo la laurea si sposavano presto, figli e un posto in società… la vita della buona provincia inglese.
Quella sera di sei mesi fa, aveva chiuso con i George’s Boys, era uscito da quel garage di Laurel Rd., e l’aveva vista camminare lungo Hillersdon Ave. L’aveva seguita fino a Barnes Bridge dove lei era svanita nel treno per Londra. Da quel momento non aveva avuto più importanza il garage di George, le liti sulla musica e la delusione degli amici.
Lui aveva avuto la certezza che se mai avesse scambiato una parola con quella signora la sua vita sarebbe stata diversa, perché lei lo avrebbe capito. E tanto gli bastava per sentirsi “giusto”. Ma quella settimana, era arrivato in ritardo e ora gli mancava l’ossigeno per respirare.
Non sapeva perché la signora ogni venerdì pomeriggio alle 15.30 andasse a prendere il treno per Londra, non aveva idea di cosa facesse in quel luogo, non aveva idea di chi fosse, ma per lui era. Era quel tutto che sfiori con lo sguardo, era osservare il tuo mito, era prenderne esempio. Una donna… Un’estranea…che per Andy era diventata il suo punto di riferimento…
Si era staccato dal ponte e aveva iniziato a camminare lungo Elm Grove Road.
All’ingresso pagò il biglietto e prese un sentiero senza sapere dove lo avrebbe portato. Intorno a lui c’era un bog-bull, diversi water rails e un gran numero di shovelers, ma Andy non vide nulla. Seguì  la strada fino a wildside… TUUUUUM… Lei era lì sul ponte vicino al wildlife viewpoint… Distolse lo sguardo un paio di volte prima di rendersi conto che non era la sua immaginazione. Era quella donna e guardava le anatre nella palude. Lì, su quel ponte, sotto la pioggia. Ah! Ora sentì che pioveva. Se ne accorse guardando i capelli bagnati di lei con le ciocche tinte di biondo attaccate al contorno del viso. Solo allora si accorse di stare con i piedi in una pozzanghera. E solo allora seppe di essere come un corpo schiacciato in una foto in bianco e nero.
Adesso la guarda da lontano, immobile, come si guarda un’opera d’arte in un museo.
Poi lei riprende a camminare… lui la segue a debita distanza. E’ lei ad avvicinarsi improvvisamente, mentre lui tuffa il suo sguardo in una coppia di cigni.
I suoi sandali impregnati d’acqua vanno verso Andy, solcano il sentiero sterrato. Ad Andy sembra che la donna sorvoli il fango senza toccare terra. In un attimo gli è vicino.
“Perché mi segui?”,  è una voce priva di espressione, apatica.
Andy non risponde. Continua a guardare i cigni. Come se la donna non parlasse con lui.
TUM TUUM TUUUM
“Perché mi segui?”
TUM TUUM TUUUM
I medici lo chiamano cardiopalmo, per Andy invece è l’emozione più forte della sua vita.
La donna sorride. Andy si sente abbracciato dal suo sorriso.
“Allora? Perché lo fai?”
“Perché vieni a Barnes?” la voce di Andy è impastata come se avesse appena mangiato un cachi che allappa.
“Ci vive mio figlio e ci sono i miei nipoti… Mi piace vederli all’uscita di scuola… Sono quasi quarant’anni che vengo qui…”
Quarant’anni è una vita… E’ più del doppio dell’età di Andy… E’ qualcosa di inimmaginabile… Come quel TUM TUUM TUUUM che aumenta.
“Perché mi segui?”
“Perché sei qui?” e questa volta è sussurrata, la domanda di Andy.
“Perché oggi ho scoperto che mio figlio è un bastardo come tanti altri…”
“Glielo hai detto?”
“Non mi conosce!”
“Tuo figlio non ti conosce?”
“No, non mi ha mai conosciuto… E va bene così…Perché mi segui?”
“Perché è un bastardo?”
“Ha un’amante, ma non sarebbe un problema se non fosse per il suo conformismo… E’ quello che mi fa male! Tu che ci fai qui?”
“Ti seguo, no?” Andy vorrebbe trovare la forza di proseguire… Ma non ce la fa… La sua voce trema su quel “no”.
E la signora ora vede un pulcino bagnato dagli occhi grigi che la fissa di traverso… E le viene spontaneo di tirargli su il cappuccio della felpa.
TUUUUUUUUUM
E Andy si allontana… Non ce la fa a mantenere quella vicinanza… Ha paura del suo cuore che fa rumore.
“Entriamo nel viewpoint!”
Andy non dà la risposta. Dove sta andando? Non lo sa!
La donna si avvia senza voltarsi indietro. Sa perfettamente che Andy la segue.
Quando Andy entra la donna è già seduta su uno scomodo sgabello di legno.
Si siede accanto a lei in silenzio.
Dalla borsa color senape la donna tira fuori un binocolo e osserva dalla fessura.
“C’è un Kingfisher! Vuoi vedere?” e gli passa il binocolo.
Per poco il binocolo non cade di mano ad Andy. Poi gli occhi mettono a fuoco l’uccello blu e giallo. Vede quei colori e il mondo comincia a tingersi. Poi arriva un sand martin e uno stormo di bitterns E’ come se avesse assunto lsd e la sua ansia si fosse calmata. E’ un insieme di visioni dove flora e fauna si addensano in geometrie e frattali… Le sue percezioni sono amplificate. Quel binocolo crea dipendenza.
“Sono sicura che tu non ci sei mai venuto qui, vero?”
Anche la tonalità della voce della donna ora sembra avere un timbro diverso.  Il kingfisher vola via.
“Andato!” dice Andy, quasi dispiaciuto.
“E volevi che rimanesse lì ancora? Passa il binocolo va…”
Non fa in tempo Andy a completare il movimento che sente le mani della donna sulle sue…TUUUUUUUUUUUUUUM… avvicinamento e rapido allontanamento.
“Abiti qui vicino?”
Andy fa solo un gesto con il capo. Non può perdere tempo con la sua vita insignificante. Ha bisogno di sapere chi sia quella donna “Parlami di tuo figlio!”
“Era l’estate di Monterey…”
Andy per poco non cade dallo sgabello.
Lei sorride mentre vede Andy ritrovare l’equilibrio “Mi sa che tu non sai neppure che è…”
La voce di Andy esplode e rimbalza contro il legno del rifugio “ 16 giugno 1967,  aprirono The Association, a seguire the Paupers, Lou Rawls, Beverly… ”
E un gruppo di anatre prendono il volo dal lago.
“Shhh! Spaventi gli uccelli…”
Andy si ferma immediatamente. Riprende fiato.
“Ok! Sai chi ha suonato… Ma non è quello…”
“Lo so! Non è questo… Ma che posso farci? Non ero nato! Posso immaginarlo, vederlo in un filmato, ascoltare per ore Janis Joplin, Otis Redding, Jimi Hendrix… Posso conoscere ogni singolo accordo a memoria, ogni intervista… Ma non lo vivrò mai… Non lo avrò mai dentro come te…”
“Ce l’hai in testa… E’ come quando mi segui, ti piace immaginare…”
“Non posso fare altro, non ti conosco…” sembra quasi una supplica e la donna continua la sua storia. “Feci 19 anni a luglio… E  dopo qualche giorno scoprii di essere incinta, studiavo veterinaria a Davis, sognavo di andare in Africa… Invece tornai a Londra, volevo abortire, ma non lo feci, scelsi l’affidamento e continuai la mia vita…”
Andy guarda fuori dalla fessura di avvistamento degli uccelli.
“Ci andai in Africa, sai? Ci sono stata cinque anni, poi andai in India… Un paio d’anni… E poi volli rivedere Lenny, mi informai sulla scuola che frequentava. Arrivai un venerdì alle 15.00, lo vidi uscire… E son quarant’anni che lo guardo da lontano… Quindi di pedinamenti ne so’ più di te!”
E’ una risata da ragazza quella che scoppia dalla bocca della donna e contagia Andy.
“Devo andare, ora!” cade perentoria la voce della donna e spezza in due la risata di Andy.
“Torni venerdì?”
“No, non mi interessa più mio figlio e il fascino discreto della borghesia”  e mentre lo dice di alza dallo sgabello con una leggerezza che la rende quasi immateriale.
“Torna per me venerdì” dice Andy ansimando.
“E perché? Ormai sai tutto di me, non sono più un oscuro oggetto del desiderio
“Torna, per favore…”
“Perché?”
“Per raccontarmi di Monterey, di Woodstock, della Summer of Love…”
“Per riempirti di illusioni e non farti costruire una vita?”
“No, per non farmi diventare un angelo sterminatore… Ti piace Bunuel?” dice Andy mentre il suo sguardo torna ai cigni bianchi del lago.
“Sì… E’ surreale…” la donna fa una pausa e poi sorride “Te, io e wetlands… surreale, no?”
E subito Andy sente i passi della donna che vanno verso l’uscita.
“Allora a venerdì?”
I passi sono già lontani, ma sente un impercettibile “A venerdì!”
La guarda dalla fessura del viewpoint, mentre si allontana sul sentiero. Piove, ma lei sembra come impermeabile. Poi entra nella nebbia e si dissolve.
“Ma è un fantasma… Un fantasma!” questo si ripete incredulo Andy, mentre si avvia sotto la pioggia. Ma anche se è un fantasma sa che venerdì hanno un appuntamento e stavolta lui non farà tardi!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s