108 Rosebery Ave. (Islington) CAP III

L’avvocato d’ufficio arrivò in fretta. Era un giovanotto con tanta buona volontà, ma le prove contro Janet sembravano schiaccianti. Samuel Brixton poteva essere stato ucciso solo da lei. Era un professore d’antropologia, un po’ sui generis, molto amato dai suoi studenti, sembra che sapesse affascinarli e portarli ai confini della mitologia, tra religione e misticismo. Molto probabilmente Samuel e Janet si conoscevano, anche se lei continuava a negare perché quell’uomo non lo aveva mai visto.
Ma gli inquirenti avevano rinvenuto nella tasca destra dei pantaloni del Professore uno scontrino della lingerie in cui lavorava Janet.
Gli investigatori avevano quindi ricostruito anche il movente. C’era stata di sicuro una relazione, lui magari era diventato ossessivo e lei in un raptus di rabbia l’aveva ucciso. Il problema era capire come fosse morto il povero Samuel, ma su questo ci stava lavorando, da quasi un mese, la scientifica, anche se le ipotesi erano controverse.

“La più famosa si chiama Lorelei. Siede su una roccia del Reno e con il suo canto distrae i pescatori che non si accorgono della corrente e vengono ingoiati nelle onde”. Fa una pausa Kolga ed è l’occasione che Joel aspettava per  la domanda che aveva in mente.
“Ma sono cattive le Ondine?”
“No, sono lunatiche… Ma possono arrivare a uccidere se si sentono in pericolo.”
“Che altro fanno?”
“E ti sembra poco quello che ti ho raccontato?”
“No, ma sicuramente c’è dell’altro!”
“Alcune di loro preferiscono Marte alla Terra e lì fanno le guide e portano i turisti in gondola, lungo i fiumi del pianeta.”
“Mi piacerebbe vederle…”
“Magari potresti sentirle!”
“E come?”
“Attraverso l’acqua… Nella forza vitale che sprigiona, nella morte che contiene…”

Nessun arma da taglio o contundente, il Professore era morto per un’apnea prolungata, ma non era stato strangolato. All’improvviso era come se fosse caduto addormentato (ma non vi erano tracce di droghe) e non avesse più respirato. Un sonno da levarti il fiato. Ipoventilazione alveolare primitiva. Con questo referto diventava difficile accusare Janet, a meno che  non gli avesse dato qualcosa che poi era scomparso nel sangue. Prima di ritrovare il cadavere erano passati due giorni, eppure era lì in una rientranza delle più importanti vie di scorrimento di Londra. Ma per due giorni nessuno se ne era accorto, neppure gli abitanti del palazzo di fronte al quale giaceva. Era come se tutti fossero stati obnubilati da qualcosa.

“Nessuno deve disturbarle…” continua Kolga. “Basta si è fatto tardi, ti do una coperta e dormi sul divano per questa sera!”
“No, mia mamma arriverà presto… le sarà successo qualcosa… a lei capita sempre di tutto!”
“Se torna che sono in vasca, le apri e ti richiudi la porta alle spalle”
Mentre Kolga tira fuori una coperta da una cassapanca, cade a terra un foglietto. Joel lo raccoglie. “S.B.”
Kolga glielo strappa dalle mani. “Ti ho detto di raccoglierlo?” lo vorrebbe sbranare in quel momento.
“Chi è S.B.?”
“E’ una marca di scarpe”
“Mai sentita!”

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