Praga (CAP III)

Sembra che il dolore ai piedi si sia calmato, Scarlett si sente più leggera. A Sloan quella città invece è diventata famigliare, come se ci avesse vissuto, anche se alcuni punti di riferimento gli sembrano non esserci più. Molte case le trova “diverse, nuove”. Ma è la prima volta che viene a Praga, non le ha mai viste. Sloan ha un flash intenso, di pochi secondi. Davanti ai suoi occhi passano ossa. Poi si gira verso Scarlett e la vede ferma davanti a un edificio. Il museo dei bambini di Terezin. L’anticamera della morte. Di nuovo ossa, davanti agli occhi di Sloan.
“Domani ci dobbiamo venire qui” dice Scarlett con tono addolorato, il più adatto all’edificio che sta guardando… Scarlett è il luogo comune dei toni di voce…
Poco più avanti l’orologio con le lancette che girano in senso antiorario… come le vite dei bambini di Terezin… Ossa… Le lancette sono ossa, l’intero orologio è di ossa per Sloan.
Escono dal quartiere ebraico ed è di nuovo… Halloween! Scheletri… ovunque si posi lo sguardo di Sloan ci sono scheletri. Mentre Scarlett vede un ragazzo che addenta un panino… da quel pane sgorga sangue. Ossa, scheletri ovunque e un ragazzo che morde un teschio.
Restano in silenzio, si aggrappano l’una all’altro, ma non osano parlare di quello che scorre nelle loro menti. Sono annientati dall’orrore, ma non hanno il coraggio di rivelarselo.
“Andiamo in albergo, Sloan?”
“Sì, sono stanco anch’io”
Sangue ovunque, rivoli e rivoli di rosso che avvolgono l’intera città, le persone che ci ballano in mezzo. Le sedie dei locali sono di ossa, le borse delle donne, i palazzi. Una città di ossa.

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