Dalla vetrina (CAP I)

Lotti se ne è andata di casa a 16 anni. Non sopporta quell’ambiente famigliare claustrofobico. Un labirinto di malumori e un ping pong di accuse tra madre, padre e fratello maggiore.
Le sono bastati un paio di mesi per capire che il lavoro da cameriera non fa per lei… Troppo distratta. Prima dormiva con una sua amica universitaria in centro, poi è costretta a lasciare l’appartamento. L’affitto è ormai troppo alto. Ha 17 anni quando si trasferisce a Bijlmer nel quartiere F. E’ una zona sorta negli anni ’70, il progetto era avveniristico… Forse un po’ troppo… Ben presto gli alti palazzi ad alveare, disposti ad esagono di fronte allo specchio d’acqua artificiale, diventano alloggi per clandestini o per ragazzi come Lotti che non si possono permettere altro. Lì ha conosciuto Amina. Ha 20 anni ed era immigrata dal Marocco con suo marito Youssef e due bambini. Youssef si alza presto la mattina. Va a scaricare e vendere la frutta e la verdura al Dappermarkt.  Lotti passa la giornata a casa di Amina. Chiacchierano, l’aiuta con i figli, preparano il pranzo insieme e dopo scendono nello spiazzo di cemento e acqua davanti casa. Lì ci sono altre madri, bambini di ogni età e anziani. Youssef torna verso le 6 di sera, vuole trovare la cena pronta e poi si vede con gli altri uomini… Parlano nella loro lingua e fumano. Lotti la sera esce. Va a lavorare in una pensione vicino Nieumarkt. Lei deve consegnare le chiavi agli ospiti e assicurarsi che nessuno durante la notte lasci la camera senza pagare. Ci stanno parecchi ragazzi squattrinati e molti poveri… Intere famiglie stipate in una stanza con il bagno nel corridoio. Il padrone è un cinese. A lui importa solo avere un buon incasso a fine mese e non permette a nessuno di fare il furbo.

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