Dalla vetrina (CAP IV)

E’ venuta primavera, lei è nella sua vetrina… Si deve dare da fare, la concorrenza è molta… I ragazzi, si sa, preferiscono le ragazze slanciate, quelle alte con i fisici da modella… Lei non lo è mai stata… Quindi deve puntare sullo sguardo, sui movimenti del corpo e non è facile in pochi istanti conquistare l’attenzione di chi passa… All’improvviso sente la porta aprirsi, non ha idea di chi possa essere, stava guardando un tedesco che poi entra in un’altra vetrina… Ma le basta poco… dalle mani che si sbottonano la camicia riconosce Youssef… E’ di nuovo uno stupro… Non è più Bunny Lou, come la conoscono i suoi clienti… Non è più Lotti, la vicina di casa… E’ di nuovo la ragazzina di 17 anni che alla vigilia di Natale è stata stuprata in una pensione da quattro soldi… Si sente trattata come una “dose”… Youssef ha solo bisogno della sua droga settimanale… Sa che non la pagherà… Se Lotti proverà a parlare lui dirà a tutti che lavoro fa… Ma come l’ha saputo? Chi gli ha detto come trovarla? E Amina?
Di nuovo a fissare un soffitto, di nuovo a sperare che finisca prima possibile, di nuovo vittima di quell’impotenza maschile che si trasforma in violenza bruta…
Quando Youssef se ne va lei lei si sente un odore acido addosso…
Lo trova facilmente quello che le serve… Piccolo e maneggevole…
La sera non va a lavorare… Si ferma giù nei garage… Youssef ci passa per raggiungere i suoi amici… Un momento prima cammina…
Un momento dopo è steso a terra… Neppure il tempo di urlare.  Lotti butta il coltello nello stagno artificiale insieme ai guanti… Aveva scelto dei guanti da motociclista molto più grandi delle sue mani… Non prova nulla… E’ tranquilla… Come ogni sera… Sicura di sé… Suona alla porta di Amina… lei le apre pensando che sia Youssef… Passano la serata a mangiar cous cous in attesa che lui torni… Poi suona la polizia… E dà la notizia… Lotti, le è accanto in ogni istante… Un mese dopo fermano un ventenne drogato… Lo accusano di aver provato a rapinare Youssef… E poi averlo ucciso… Caso chiuso. “Tutto facile” – pensa Lotti – come i soldi che continua a guadagnare… Poi un mercoledì di fine agosto bussa alla porta di Amina e le dice “Andiamo!”
Il taxi si ferma a Sarphatipark… In una palazzina a due piani vicino a una galleria d’arte… E quella diventa la loro casa… Lotti, esce la sera per andare alla sua vetrina. Si incontra con Amina tutte le mattine dopo che lei ha accompagnato i figli a scuola. Fanno colazione insieme al bar della piazza centrale… Il pranzo della domenica…. Il parco, il cinema e il pub… Le loro femminilità diventano complici… La vetrina è il simbolo della loro storia… Quelle luci rosse che avvolgono il corpo di Lotti in mostra… In fondo però, anche Amina si sente protetta da quel vetro che è la soglia di separazione tra Bunny Lou e Lotti… Tra il privato e il “pubblico”… Fra il maschile e il femminile… Non è stato facile per Amina accettarlo, non è stato facile uscire dagli schemi… Nessuna delle due si preoccupa di darsi dei ruoli, di essere una coppia o una famiglia… Si sono incontrate, hanno fatto dei progetti…  e questo basta!

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