Zuppa di patate (CAP II)

Si sarebbe messa a correre… Ma sicuramente chi la stava inseguendo sapeva farlo meglio di lei… forse sarebbe stato meglio cambiare strada… ma avrebbe regalato solo tempo al suo inseguitore… forse doveva prendere il cellulare nella borsa e far finta di chiamare qualcuno… ma chissà dove s’era infilato nella borsa a sacco… cercarlo le avrebbe fatto perdere terreno… la cosa migliore era arrivare alla Kepler con un passo veloce e poi serrare il portone dietro di lei.
Fece la strada cercando di non pensarci, anche se quei passi diventavano sempre più  ossessivi.
Finalmente Kepler, finalmente svoltò e volò su quell’ultimo tratto di strada.  Stava per scendere gli scalini davanti alla sua abitazione, quando sentì la voce:
“Perché zuppa di patate?”
Slavy si fermerò. Difficile che fosse un delinquente, nessuno parla di cibo se vuole aggredirti… Però aveva comunque voglia di girarsi di scatto e buttargli addosso la zuppa che aveva in mano…
“Perché la zuppa?”
Non valeva neppure la pena di arrabbiarsi. “I soliti ragazzini idioti del quartiere che si divertono a fare scherzi”, pensò. Scese gli scalini e andò verso il portone.
“Perchè non prendi mai altro?”
L’insistenza, a volte, finisce per diventare invadenza. Stava finendo di aprire il portone quando si accorse che non era lei a tenerne il peso. Ebbe un sussulto. Averlo a pochi centimetri da lei l’aveva terrorizzata.
“Prova questo!”
A quel punto Slavy si voltò. La prima cosa che la colpì fu quella sciarpa verde con il trifoglio. Poi mise a fuoco quel viso lentigginoso dagli occhi chiari e i capelli rossi. Poi il ragazzo offrì a Slavy il contenitore che aveva in mano  e aggiunse:
“Colcannon…patate, cavolo e…”
“Rapa”
“Lo conosci?”
“Lo faceva mia nonna!”
“Sei irlandese?”
“Mio padre ha origini tedesche, mia madre irlandese… e io sono… americana!”
Il ragazzo sorride poi le offre di nuovo il contenitore.
“Ma non hai mai provato il mio!”
“Ok!” afferra di scatto il contenitore e quasi le cade la zuppa che ha in mano.
“Domani mi dici se ti è piaciuto”
“E dove ti trovo?”
“Al pub, dove ti fermi sempre…Non mi riconosci?  Faccio il cuoco lì, di sera!”
Slavy ora non ha più freddo… Non è più di corsa… Non sente più la fatica della giornata.
“Dai, corri a casa prima che si freddi!” poi il ragazzo si gira e se ne va.

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