Christiania (CAP II)

Ore 10. Domenica mattina. La domenica mattina si incontrano tante persone.
E’ la mano di Niels, che batte alla porta rossa. Lasse è ancora assonnato mentre va ad aprire.
“Svend ha fatto dei quadri nuovi… C’è anche Bambi”
Niels è il figlio più piccolo dei vicini di casa. Ha un’adorazione per Lasse e non c’è domenica che non si inventi qualcosa per trascorrerla con lui.
E così Lasse si ritrova nella galleria d’arte di Svend ad ammirare il “Bambi tra i rifiuti”. Anche Lasse dipinge, ma lo fa come hobby… Preferisce dedicarsi agli anelli di rame, al cuoio, alla ceramica…  Ha una bancherella su Pusher Street vicino al suo amico Lars che vende invece marijuana. Ed è mentre Lasse esce dalla Galleria di Svend che lì, confusa lì in mezzo ai turisti, la vede. Lei, la statua di ghiaccio. E’ di nuovo gelo.
“Andiamo a prendere le bici e facciamo un giro?”  Niels non sa cosa sia successo a Lasse, ma gli basta un’occhiata per capire che quel giro non lo faranno.
Quella ragazza lo raggela, ma allo stesso tempo lo attrae. Non può fare a meno di guardarla. E’ lì immobile in quel viavai di gente.
C’è un uomo sulla cinquantina che si avvicina alla ragazza e lei di colpo cambia espressione. Diventa viva. Sorride, ma non è sincera. Se ne vanno verso l’uscita, per loro, come per tanti altri, Christiania è solo un’attrazione turistica.
E’ notte. Fuori piove. Lasse è sul letto con il suo libro, ma non riesce a seguire il filo della storia. Più volte rivede quel viso. Prima di ghiaccio e poi in quella smorfia di falsa serenità. Poi un’altra faccia si sovrappone a quella e prende il cellulare e invia un sms a Maja.
“Toc Toc!”
Pochi secondi e arriva la risposta.
“Che ti è successo?”
Lui odia il cellulare, quello che sta usando gli è stato regalato. Al suo ventinovesimo compleanno. Lo stesso giorno che Maja gli ha detto che sarebbe andata in India per un anno. Erano passati tre mesi, ma sembravano secoli. Sarebbe voluto partire con lei, ma lui apparteneva a Christiania. Quando usciva di lì solo per andare al centro di Copenaghen, già gli sembrava di fare un viaggio all’estero. Maja, invece, si era ribellata a quei confini. E ora c’era un continente tra loro.
“Quando torni?”
Fu immediata la risposta. “Appena trovo un aereo.”
Lasse chiude gli occhi e si addormenta con il cellulare nella mano. Come se quella risposta lo potesse proteggere dagli incubi.

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108 Rosebery Ave. (Islington) CAP I

Janet ha una vita complicata. Le sue giornate passano come se stesse dentro una matrioska, in un incastro dopo l’altro… La casa, la scuola del figlio, il lavoro alla lingerie… Finchè un giorno il suo cervello va in tilt… 7.30 p.m. del 18 Novembre… E’ scesa ad Angel dalla metro e sta correndo sulla Rosebery Ave… Blackout.
8.30 p.m. Joel è a casa di Kolga, la vicina. Un’eccentrica pittrice di trent’anni.
“Quando arriva mia mamma?” è circa mezz’ora che Joel lo ripete. Kolga, è immersa nelle sue immagini e non lo ascolta.
Joel è annoiato… Innervosito da quella stanza piena di quadri con uomini farfalla e donne in gabbia. Si avvicina al tavolino dove Kolga tieni i colori acrilici, prende il primo barattolo di colore e lo sbatte con violenza sul pavimento. Il vetro s’infrange e il rosso schizza ovunque.
Il campanello, Janet. Kolga, schizzata di vernice rossa apre la porta. Janet è lì con lo sguardo vitreo.
“Tuo figlio ha rotto un barattolo d’acrilico… guarda che ha combinato…” Kolga continua a parlare “Domani lo ricompri… E poi lo sai devi rientrare alle 8 p.m. Perché dopo non voglio più  nessuno…  Riprenditi tuo figlio… Voglio andare in vasca!”
Janet è immobile. Joel prende il suo zaino ed esce.
“ Mamma perché stai sanguinando?”
Kolga è come se la vedesse solo in quel momento e  chiede “Sei caduta… Addormentata?”
Poi l’orologio digitale di Joel suona.
Kolga capisce che sono le 9.00 p.m. e sbatte la porta in faccia a J. e J.
Cosa era successo a Janet quel venerdì 19 novembre?
Nessuno ci pensò più, già dalla mattina dopo la vita frenetica di Janet era ripresa con lo stesso ritmo. E le ferite in meno di una settimana si erano rimarginate.

Meno dieci a Natale, il lavoro aumenta di giorno in giorno nel negozio dove lavora Janet. E’ quasi l’ora di chiusura quando entrano due uomini distinti e Janet pensa che sono mariti venuti a fare il regalo alle mogli.
“Janet Fergson?” le chiede uno dei due, mentre l’altro le mostra un distintivo.
“Dovrebbe seguirci”
La sua collega Patty, che sta servendo una signora sbianca, mentre Janet ha appena il tempo ti togliersi la divisa rosa che usa al lavoro.

“Perché sempre alle 9.00 p.m.?” chiede Joel a Kolga che sta dipingendo una donna-centauro intrappolata nei rami.
Naturalmente la donna non le risponde e Joel alza la voce “Perché alle 9.00 p.m. non vuoi vedere più nessuno?”
Kolga prende il bianco e comincia a dipingere uccelli alati in cielo che, sotto i colpi del pennello, diventano uomini piumati in volo.
“Che fai alle 9.00 p.m.?”

“Dove era il 19 novembre scorso?”
La mente di Janet fa rewind, ma in quella data trova solo una tabula rasa.
Inizia a ripercorrere quella giornata. Sicuramente avrà accompagnato Joel a scuola alle 8.00 a.m., poi si sarà fermata al take away thailandese a prendersi il pranzo. Poi sarà schizzata nella metro di Angel. Uscita a Euston e poi… avrà preso il 19 o il 22?
In ogni caso sicuramente per le 10.15 si trovava al negozio. Non arriva mai in ritardo.
E poi?